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Default bancario 2021: scopriamo le nuove regole

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Default bancario 2021

Default bancario 2021: scopriamo le nuove regole

La tolleranza delle banche agli errori dei loro clienti nel rimborsare il credito da sempre è stata poca e, nel tempo, si è ridotta di moltissimo. Dal primo gennaio 2021, inoltre, con le nuove norme sul default bancario 2021, il margine di errore diventerà piccolissimo con conseguente aumento dei rischi.

Oggi parliamo delle nuove regole del default bancario per famiglie ed imprese. Parleremo anche di quali siano le conseguenze della catalogazione in default, di quali meccanismi innescano il default e di cosa dobbiamo tenere sotto controllo per evitare che questo accada.

Il primo gennaio 2021 peggiorano e si irrigidiscono le condizioni che definiscono un credito in default cioè in adempimento.

Famiglie, imprese, individui, tutti dovremo fare massima attenzione e gestire ancora più correttamente le operazioni di credito.

Le regole che definiscono un credito pericoloso per la banca, quindi un inadempimento, diventeranno rigidissime e questo avrà delle conseguenze considerevoli: si rischierà di essere lasciati facilmente fuori dall’accesso al credito e ancor peggio si potrebbe essere aggrediti dal sistema bancario.

 

Cerchiamo di capire innanzitutto cosa succede quando veniamo dichiarati in default. Il default è l’innesco di un percorso che porterà alla banca a catalogare con voti sempre più stringenti e negativi il giudizio sul credito e quindi sul debitore.

 

Vediamo insieme i criteri principali.

 

  1. Inizialmente il nostro debito sarà definito come un’operazione scaduta o deteriorata: si tratta, ad esempio di un finanziamento a scadenza – come un fido di cassa – che non venga saldato integralmente oppure un finanziamento rateale che non venga pagato con regolarità.
  2. Inadempienze probabili: dopo che si è superato il primo livello e la banca ritiene che il debitore abbia scarse possibilità di rimborsare il suo debito, il debito verrà catalogato come “improbabile incasso” riferito alle somme a credito (interessi e capitale).
  3. Sofferenza: dopo essere stati catalogati come inadempienza probabile la banca catalogherà il credito e il debitore stesso “in sofferenza” a significare un credito del quale è impossibile pronosticare il momento di incasso.

 

Come potete immaginare queste tre catalogazioni portano automaticamente ad una posizione di rischio assoluta: l’accesso al credito e quindi la possibilità di ottenere ulteriori somme di denaro da quella banca o da altre si ridurrà a zero.

Con il passare del tempo, se il debitore non sarà in grado di rimborsare il debito nei tempi previsti, la banca procederà con l’aggredire il debitore e i fideiussori, vale a dire il patrimonio personale del debitore e quello dei fideiussori.

 

Capite quali possono essere le conseguenze, vediamo ora quali sono le nuove regole di verifica che ci verranno imposte dal primo gennaio 2021.

 

Per quanto tempo un errore di pagamento può persistere sul sistema bancario?

Tutti i comportamenti “a rischio” vengono monitorati per 90 giorni: entro il limite dei 90 giorni l’informazione non diventa ancora rilevante, dal novantesimo in avanti essa è utile alla dichiarazione dello stato di default.

 

Quanto deve essere grande l’errore per essere rilevante ai fini del default?

Il valore del ritardo nel pagamento o dell’errore non può superare l’1% della esposizione verso l’istituto di credito. Ad esempio, una posizione da 100 mila euro non può avere più di mille euro di importi in ritardo o in sconfino verso quell’istituto.

Attenzione però, per le piccole aziende con piccole esposizioni il valore massimo dall’1% si riduce a soli 100 euro. Per le aziende un po’ più grandi l’esposizione massima non può comunque superare i 500 euro.

 

Se con la banca con cui ho il problema di pagamento ho anche delle altre posizioni a credito è possibile tenerne conto per compensare lo stato di default?

La risposta è no: non si possono prendere in considerazione le altre posizioni di credito o altre posizioni attive. Se esiste un finanziamento o un’esposizione che non è gestita correttamente e contemporaneamente esistono delle somme su un altro conto corrente che potrebbero compensarle, non è possibile tenerne conto per risanare il default. Si guarda esclusivamente la posizione che ha l’errore.

 

Se per caso vado in default su una posizione con la mia banca, le altre posizioni, in essere presso quello stesso istituto di credito, che conseguenze subiscono?

Una posizione che va in default con un istituto di credito porta in default tutte le esposizioni che ha il debitore con quella banca. Faccio un esempio se c’è in essere un finanziamento che paghiamo in maniera irregolare e che viene catalogato in default, questo porta in default anche il fido di conto corrente, un secondo mutuo e così via.

 

Se per caso il debitore è titolare di più di una società e una di queste va in default, succede qualcosa alle altre?

Società diverse collegate però allo stesso debitore in uno stato di default portano un effetto cosiddetto “contagio”: entità separate ma collegate dal debitore possono essere catalogate in default a vari livelli (il debitore principale collegato deve essere definito in default).

 

Aggiungiamo ancora un’informazione: l’uscita del default può essere anche rapida. Esattamente come sono 90 i giorni che vengono verificati per tutti gli stati di erronea gestione del credito, sono solo 90 i giorni in cui dobbiamo mantenere un comportamento corretto perché la banca possa togliere lo stato di default e far tornare la posizione in bonis.

 

Ora che abbiamo de capito quali sono le conseguenze di uno stato di default, quali sono i meccanismi dell’innesco e che le regole che lo innescano sono molto rigide e molto stringenti, andiamo a vedere quali dati dobbiamo tenere costantemente sotto controllo sia per verificare che nessuno ci definisca in default erroneamente e sia per gestire la fase di uscita dal default.

Da un punto di vista operativo sarà necessario tenere sotto controllo tutte le informazioni che riguardano il nostro credito, in particolare è bene concentrare l’attenzione sulla Centrale Rischi di Banca d’Italia che offre un monitoraggio preciso e puntuale sulle posizioni a rischio.

Verifichiamo sempre che il ritardato pagamento di rate esista davvero e contiamo i giorni del ritardo: se per caso sono dichiarati superiori ai 90 giorni ma tale informazione non risulta corretta, bisogna immediatamente comunicarlo alla banca e alla Banca d’Italia.

Gli sconfini di conto corrente per essere gravi devono perdurare anch’essi 90 giorni: il monitoraggio tramite il conto corrente, lo scalare trimestrale e la Banca d’Italia ci permette di poter dimostrare se eventualmente ci siano stati dei momenti, nel corso dei  90 giorni, in cui in realtà il rapporto era regolare. Questo, ovviamente, interrompe il conteggio dei 90 giorni necessario per la dichiarazione di default.

Tramite la banca d’Italia controlliamo anche l’andamento di tutte le posizioni che eventualmente stiamo garantendo, poiché per il principio del contagio, eventuali posizioni a cui abbiamo dato fideiussione e che vengano dichiarate a sofferenza, possono contagiarci e trascinare anche noi in uno stato di default involontario.

 

Importante: nel caso in cui si stia per entrare nella zona di default perché si stanno per superare i 90 giorni è bene sempre aprire un dialogo con i funzionari dell’istituto presso cui sono in essere i nostri rapporti per cercare di capire se esistano delle soluzioni, prima che intervenga la dichiarazione di default.

Anticipare queste soluzioni è un vantaggio per voi ma è anche un vantaggio per il sistema bancario che ha necessità di non avere a bilancio delle posizioni inadempienti.

Problematiche relative al default e le conseguenze sono molto vaste e hanno degli effetti che nel 2021 produrranno delle onde negative lunghe, che approfondiremo nei prossimi post.

Links all’informativa, Default bancario 2021
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